0.1: JDK, IntelliJ IDEA e Android Studio: tutto l’occorrente

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Per poter sviluppare su piattaforma Android, Google mette a disposizione un completo ambiente di sviluppo multipiattaforma: Android Studio.





Essendo Java il principale linguaggio di programmazione di Android, per poter lavorare è necessario anche il Java Development Kit (JDK) e, infine, per muovere i primi passi con Java, sfrutteremo un comodo IDE (Integrated Development Environment), IntelliJ IDEA, su cui è basato anche Android Studio.
In questo primo articolo installeremo tutto ciò.

Java Development Kit

Per prima cosa bisogna installare il JDK. Questo offre tutto il necessario per la realizzazione di applicazioni basate su Java e cioè un Java Runtime Environment (JRE), ovvero l’implementazione della Java Virtual Machine (JVM) per poter eseguire applicazioni Java; tutte le librerie, i file e gli strumenti necessari allo sviluppo.
Gli stessi Android Studio e IntelliJ IDEA sono basati su Java, quindi, per la loro esecuzione, è richiesta la JVM. Dunque, teoricamente, per poter avviare questi due strumenti, basta anche solo questa (in genere sempre installata, poiché richiesta da altre applicazioni), ma iniziare a sviluppare sarà comunque impossibile, dato che i due ambienti richiedono tutto il kit di sviluppo.

La procedura di installazione varia da sistema operativo a sistema operativo, per semplicità qui si descriveranno quelle riferite a Windows e alle distribuzioni Linux basate su Ubuntu. Per tutti i dettagli, si può comunque fare riferimento alla documentazione ufficiale.

Su Windows non si deve fare altro che scaricare il pacchetto ufficiale, accettando i termini d’uso, dall’apposito sito e installarlo come una qualsiasi altra applicazione.
Per poter utilizzare i vari strumenti forniti anche da linea di comando, bisogna aggiungere il percorso di installazione del JDK alle variabili d’ambiente.
Per farlo cercate il “Pannello di controllo” tra le applicazioni; una volta aperto, selezionare “Impostazioni di sistema avanzate”, presente in “Sistema e sicurezza”->”Sistema” e poi “Variabili d’ambiente”. Nella schermata che si è aperta selezionare la variabile “PATH” e fare click su “Modifica”, se questa non esiste invece fare click su “Nuovo”. In questa finestra bisogna inserire il percorso completo della cartella “bin”, contenuta nella cartella di installazione del JDK, ad esempio C:\Program Files\Java\jdk1.8.0\bin, nel campo “Valore”. Se la variabile PATH era  già presente, è probabile che ci siano già altri percorsi e, in tal caso, basta accodare quello del JDK agli altri, separandolo con un punto e virgola. Se si sta creando la variabile ex-novo, allora bisognerà compilare anche il campo “Variabile” inserendovi “PATH”.

Su Ubuntu e derivate si hanno due alternative: scaricare il pacchetto dal sito ufficiale e procedere all’installazione (non così immediata come quella di Windows) oppure affidarsi ad un repository di terze parti. Se volete seguire la prima strada, potete fare affidamento alla documentazione ufficiale.
Per la seconda e più facile, ci si può affidare al repository messo a disposizione dal team di WebUpd8, che contiene uno script che automatizza l’installazione. Il tutto si riduce a 4 comandi da dare tramite terminale:

sudo add-apt-repository ppa:webupd8team/java

sudo apt update

sudo apt install oracle-java8-installer

sudo apt install oracle-java8-set-default

Su Linux si potrebbe anche fare affidamento ad openJDK, il kit di sviluppo Java completamente libero ed open source, in genere preinstallato nelle varie distribuzioni, ma le versioni attuali di Android Studio hanno ancora qualche problema di compatibilità. Nel futuro prossimo comunque dovrebbe essere la stessa Google a migrare completamente dall’implementazione di Java di Oracle a quella aperta, quindi ad ogni nuova versione di Android Studio migliorerà la compatibilità, da tenere in considerazione.

Android Studio

Passiamo ora ad Android Studio. La procedura su Windows è la medesima del JDK, basta scaricare il pacchetto di installazione più recente dal sito ufficiale e procedere con questa.
Anche per Android Studio abbiamo più opzioni per l’installazione su Ubuntu: scaricare l’archivio adatto presente nel medesimo sito, scompattarlo ed eseguire lo script di installazione (così come descritto anche nella documentazione ufficiale), oppure sfruttare Ubuntu Make, lo strumento ufficiale di Ubuntu per installare i più disparati ambienti di sviluppo.
Ubuntu Make è presente nei repository di sistema di default, ma, generalmente, questa versione non è la più recente disponibile e, di conseguenza, non lo sono neanche gli ambienti di sviluppo di cui automatizza l’installazione. Per ovviare a questo dettaglio basta aggiungere il repository dedicato. Quindi da terminale dare i seguenti comandi:

sudo add-apt-repository ppa:ubuntu-desktop/ubuntu-make

sudo apt update

sudo apt install ubuntu-make

A questo punto, basta affidarsi ad Ubuntu Make e installare Android Studio col seguente comando:

umake android

Ora l’ambiente di sviluppo ufficiale per Android dovrebbe essere correttamente installato, eseguendolo (al primo avvio verranno proposti dei passaggi per personalizzare l’ambiente di sviluppo e, inoltre, potrebbe richiedere il percorso di installazione del JDK) si potrà far partire il wizard per creare un nuovo progetto, ma prima bisogna completare l’installazione dei vari SDK. Per farlo, basta cliccare su “Configure” nella schermata di benvenuto e poi “SDK Manager”. Nella finestra che si apre, nella scheda SDK platform bisogna selezionare gli SDK relativi alle versioni di Android su cui si vuole sviluppare: sarebbe consigliabile selezionare sicuramente l’ultima e almeno un paio di versioni precedenti; in questo momento l’ideale sarebbero gli SDK di Android 5.0 fino ad Android 8. Nella scheda SDK Tools sarebbe consigliabile selezionare almeno: Android Emulator, Android SDK Platform-Tools, Android SDK Tools, Android Support Library, Google Play APK Expansion Library, Google Play Billing Library, Google Play Licensing Library, Google Play services e Google USB Driver.
Fatto questo, chiudendo la schermata con “OK”, verrà avviato il download e l’installazione di tutte le componenti selezionate, procedura che richiederà diverso tempo.
Se si è già avviato un nuovo progetto, l’SDK Manager potrà essere avviato attraverso l’apposita icona.

IntelliJ IDEA

Prima di passare allo sviluppo su Android, bisognerà prendere un po’ di confidenza con Java, scrivendo qualche riga di codice ed eseguendo i programmi creati. Con le operazioni eseguite finora, è possibile farlo già: basta scrivere il codice in un file di testo con estensione .java, compilarlo tramite javac (il compilatore fornito col JDK) attraverso l’apposito comando javac FirstApp.java, che genererà il file FirstApp.class, ed infine eseguire quest’ultimo con il comando java FirstApp.

Ci sono, però, ambienti di sviluppo integrati che semplificano molto il lavoro di sviluppo. Uno di questi è IntelliJ IDEA di JetBrains, che, come già detto, è l’IDE su cui è basato anche Android Studio, quindi, prendendo confidenza anche con questo, sarà anche più facile poi adattarsi ad Android Studio.
La procedura di installazione rispecchia quella di Android Studio. Su Windows basta scaricare e installare il pacchetto fornito dal sito ufficiale, facendo attenzione a scegliere la versione Community, gratuita ed open-source, più che adatta al nostro scopo. Su Ubuntu c’è la doppia possibilità: si può procedere col download dell’archivio dal sito, scompattarlo ed eseguire lo script di installazione, o far fare il tutto ad Ubuntu Make tramite il seguente comando:

umake ide idea

A questo punto, basta avviare il programma (al primo avvio proporrà dei passaggi per personalizzare l’installazione), creare un nuovo progetto e sperimentare con le nozioni che si apprenderanno nei prossimi articoli o in giro per il web. Nel primo passaggio del wizard di creazione del progetto, potrebbe essere necessario indicare il percorso di installazione del JDK; fatto questo, si può passare al prossimo passaggio senza selezionare nient’altro. In questa nuova schermata selezionare “Create project from template” e nel riquadro sottostante “Command Line App” e proseguire; nell’ultima schermata bisogna dare un nome al progetto, specificare il percorso in cui salvarlo e un base package, in genere il proprio sito web. Fatto questo si avvierà l’IDE con lo scheletro dell’algoritmo già scritto.


Conclusioni

Anche questo articolo è finito. Nel prossimo ci sarà una breve introduzione a Java e del perché Google ha scelto proprio questo linguaggio per Android (che non è comunque l’unico) e poi si inizierà ad illustrare i vari concetti e costrutti.

Ricordate che project Zero è un work in progress, quindi i vostri commenti e feedback potranno essere utili per migliorare i prossimi articoli.

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